È da un po’ che ho sulla scrivania “Il dono del silenzio”, un libro di Thich Nhat Hanh, noto monaco buddista, attivista della pace, scomparso di recente. Allora, quale tempo migliore, questo estivo, per leggerlo! Il titolo mi ha rinviato a immagini, idee, domande tipo: Perché il silenzio è un dono? Cosa può ‘dirci’ il silenzio? Sappiamo stare in silenzio?
Nella nostra testa c’è una radio accesa, la stazione radiofonica NST: Non-Stop Thinking (Incessante Pensare). La nostra mente è piena di rumore, ecco perché non riusciamo a udire il richiamo della vita, il richiamo dell’amore. Il nostro cuore ci sta chiamando ma non lo sentiamo. Non abbiamo il tempo di ascoltarlo …La condizione essenziale perché possiamo sentire il richiamo della bellezza e rispondervi è il silenzio. Se non abbiamo il silenzio dentro di noi stessi, non possiamo udire quel richiamo. La consapevolezza è la pratica che acquieta il rumore dentro di noi.
In questo stralcio introduttivo del libro ci sono già delle indicazioni per rispondere alle domande iniziali e alcuni punti centrali (che ci fanno capire perché il silenzio è un dono) su cui possiamo esercitarci, approfittando del periodo estivo in cui cerchiamo di ristorarci ritagliando uno spazio e un tempo per dedicarci a noi stessi. Vediamo 3 punti.
1. IL SIGNIFICATO DI SILENZIO. Il termine silenzio significa assenza di rumore, non far rumore, tacere, far tacere. Cosa bisogna far tacere, quali rumori bisogna non fare? beh, considerando il contesto sociale in cui viviamo, piuttosto rumoroso, può sembrare difficile fare silenzio.
Thich Nhat dà una risposta a tali interrogativi: Nella nostra testa c’è una radio accesa… Incessante Pensare. Quindi, ciò che bisogna mettere a tacere, prima di tutto, sono i nostri pensieri, quelli che ci stancano, ci disturbano, ci tolgono energia.
-Come? come rendere passeggeri i nostri pensieri ‘pesanti’ così da non farci dominare da essi?
Possiamo concentrare la nostra attenzione su altro, su qualcosa che ci piace o che ci dà rilassamento, anche una minima cosa, quotidiana e percepirla con i nostri sensi. Per es., mi alzo al mattino, apro la finestra e sento l’aria sul viso, vedo la luce del nuovo giorno e mi concentro sugli effetti dell’aria sul viso, sulle sfumature della luce, presto attenzione a come mi sento e divento consapevole di quel momento. Thich Nhat suggerisce di trovare qualche minuto per rimanere semplicemente seduto in silenzio per iniziare ad esercitarti ad abbandonare “il tuo pensare consueto”. E se non ti piace restare seduto in silenzio, puoi camminare lentamente e con consapevolezza cioè godendo la sensazione dei piedi sul terreno, i passi che fai mentre cammini, prestando attenzione al respiro, al battito del cuore, così “ci facciamo il dono di prenderci una pausa dal pensare”.
2. IL TEMPO. Il nostro cuore ci sta chiamando ma non sentiamo il richiamo della vita, dell’amore. Non abbiamo il tempo di ascoltarlo.
-Come, dunque, avere il tempo per ascoltare il richiamo della bellezza, della vita e dell’amore che è intorno a noi?
L’estate ci viene in soccorso perché abbiamo più possibilità di prenderci del tempo per noi, per “ascoltare”. Allora, possiamo provare a fissare, durante la giornata, un piccolo spazio di tempo per dedicarlo a fare una cosa che ci piace e ci fa stare bene. Thich parla dell’“isola del sé” ossia il luogo tranquillo, sicuro che è dentro di noi. Bene, diamoci del tempo, un po’ per volta, magari scriviamo una sorta di lista di cose da fare in cui fissiamo un momento della giornata per approdare sulla nostra “isola”, centrarci su di noi, e da lì gustare ciò che di bello e buono è dentro e fuori di noi. Questo produce anche un altro effetto: significa essere nel qui e ora, essere consapevole di tutto quello che sta succedendo nel momento presente, soffermandoci solo su quella parte di tempo in cui siamo con noi stessi, cercando di non farci prendere dal passato né dal futuro. Solo l’oggi, ora!
3. LA CONSAPEVOLEZZA. La consapevolezza è la pratica che acquieta il rumore dentro di noi.
Più volte è stata citata la parola consapevolezza in queste righe e anche Thich Nhat, nel libro citato, la considera fondamentale per godere del silenzio che ci parla di noi. Intanto, consapevolezza è una parola che significa ‘sapere con’, e, secondo quanto scrive Thich, indica “sapere con tutto se stessi”, non solo con la mente, ma anche con il corpo, con le nostre emozioni, quindi, entrare sempre più in contatto e a conoscenza di se stessi.
Thich Nhat dice due cose precise: 1. cos’è la consapevolezza = è la pratica, 2. la sua funzione = acquieta il rumore dentro di noi. Ci piace fare un’altra osservazione: il verbo usato è “acquieta” e non “mette a tacere”. Dunque, la consapevolezza aiuta a gestire, come dicevamo all’inizio, il rumore dei pensieri e di tutto ciò che ci stordisce e non ci fa godere il momento presente che viviamo.
-Come praticare la consapevolezza?
Facendo cose semplici, gesti che ripetiamo spesso ma senza soffermarci su essi: per es., fissare l’attenzione sul nostro respiro e sui nostri passi; se siamo al mare, prestare attenzione ai movimenti delle braccia mentre nuotiamo o al ritmo delle onde del mare. Come vedete, sono cose naturali, comuni, ciò che fa la differenza è come lo facciamo e l’esito che otteniamo: se facciamo queste cose con consapevolezza, “ci mettiamo in contatto con i miracoli della vita intorno a noi, e il nostro pensare compulsivo si dissolverà con estrema naturalezza”.
Allora, r-estate in silenzio in questo tempo di estate e di consapevolezza! 😉

