NON MI HAI CHIAMATO, ALLORA NON MI AMI!

Vi sarà capitato di ascoltare una frase del genere? Da un’amica, da una fidanzata o moglie? Oppure un’altra frase come: “Non mi hai risposto, perché non ti interessa”.

Spesso i discorsi sono come farciti di frasi comuni, molto comuni, che possono procurare malintesi. Perché? Perché sono delle SUPPOSIZIONI, ossia suppongono che un comportamento sia logicamente legato a un determinato motivo.

Ad esempio, se ci viene rivolta la frase “non mi hai risposto, perché non ti interessa”, chi parla mette in stretta relazione due azioni: “non mi hai risposto” SIGNIFICA che “non ti interessa”. La frase pur avendo un senso non per questo è necessariamente vera.

Come possiamo allora metterla in discussione? Vediamolo insieme:

  • Come sai che non mi interessa?
  • Non è vero che quando non ti rispondo non mi interessante.
  • Perché credi che per non averti risposto non mi interessava?
  • Non ti ho risposto semplicemente perché ero impegnato; appena libero lo avrei fatto.
  • Non ho risposto perché riflettevo si tutti gli aspetti della questione.
  • Non ho risposto per come hai formulato la questione.

In questo modo mettiamo in dubbio la presupposizione, rompendo il nesso che è stato fatto tra due azioni, mostrando che non sono legate fra loro; ci sono infatti altri motivi per cui non abbiamo risposto.

Altro modo per mettere in dubbio la supposizione, è dare inizialmente l’impressione di accettarla per poi andare oltre:

  • Se ti avessi risposto non avrei potuto gestire le conseguenze che si creavano.
  • Credo che sia più importante analizzare con più cura la situazione.
  • Se ti avessi risposto, mi sarei trovato notevolmente in difficoltà.
  • Non ero sicuro che rispondere sarebbe stato giusto.

Si può trovare un terzo modo per mettere in questione la presupposizione, non considerandola affatto:

  • Se dovessi rispondere ad ogni richiesta che mi viene fatta!
  • Non sono affatto obbligato a rispondere ad ogni richiesta che mi rivolgono.

In conclusione, le presupposizioni sono come abiti che le persone fanno indossare ad altri, ma risultano stretti perché inducono a far essere ciò che gli altri non sono, per cui è indispensabile scucire quegli abiti, cioè mettere in dubbio le presupposizioni per sentirsi liberi.

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