Per Socrate ciò che spinge a filosofare è lo stupore, la sensazione di meraviglia, il sentimento di vertigine (cf. Platone, Teeteto,155d.), l’entusiamo insomma della scoperta di tutto ciò che è e si vuol conoscere. Tutto questo mi fa pensare a una canzone di alcuni anni fa, che sottolinea come meravigliarsi sia il miglior modo di vivere ed è peculiare di un tipo particolare di persone: i bambini. La canzone è quella di Povia che partecipò al Festival di Sanremo del 2005 con “Quando i bambini fanno ‘ooh’”.
Seguendo una musica orecchiabile, il cantante afferma di vergognarsi un po’ perché non sa più fare “ooh” e poi decide di chiedere asilo, andare a gattoni come i leoni e tornare a fare “ooh”. Perché questa vergogna e poi la successiva decisione? Perché per i bambini ogni cosa è nuova, è una sorpresa, e anche davanti alla pioggia si meravigliano e la vergogna del cantautore è di non riuscire più a meravigliarsi e invece di fare come i grandi che dicono “no” o come i cretini (sic) che invece fanno “eh” o “ah” oppure “boom” e tutto resta uguale. La meraviglia dei bambini, d’altra parte, il loro “ooh” appunto, è capace di cambiare le cose. In che modo? Di vedere un lupo nero che da’ un bacino a un agnellino, di litigare per una bambola e un robot ma poi far pace, di non avere peli né sulla pancia né sulla lingua e fare tutto ciò come gli piglia, per loro ogni cosa è chiara e trasparente.
Perché questa mia riflessione su un sito di formazione e crescita umana? Perché, a mio parere, la capacità di meravigliarsi tiene ciascuno di noi in contatto con la Vita che è fuori di noi e dentro di noi. Non vedere che la Vita è meravigliosa (come suggeriva una famosa canzone di Domenico Modugno), negarla o screditarla o considerarla con sufficienza, facendo “no”, “eh”, “ah” significa lasciare che le cose rimangano uguali. La meraviglia, invece, fa venire voglia di conoscere, scoprire, approfondire, far volare di fantasia, poiché “la logica ti porta da A a B, l’immaginazione ti porta ovunque”, parola di Albert Einstein.

