Espressione che è rimasta impressa nella memoria degli appassionati lettori delle avventure di Sherlock Holmes e del suo amico dottor Watson, quando questi chiedeva come il brillante investigatore avesse capito chi era il colpevole.
A quel punto Holmes, dopo il suo “elementare, Watson!”, sciorinava tutta una serie di elementi collegati tra loro attraverso una precisa via deduttiva che non poteva non condurre proprio a quella persona.
Perché citare l’illustre inquilino de 221b di Baker Street? Perché anche noi abbiamo a che fare con dei “casi”, forse meno avventurosi ma non meno difficili: sono i problemi che ci troviamo ad affrontare nella vita.
Cos’è un problema? È un ostacolo che si frappone tra noi e il nostro obiettivo. Un esempio banale o addirittura tragico per chi lo ha vissuto è uscire di casa per accompagnare i figli a scuola e poi andare al lavoro e trovarsi imbottigliati nel traffico della tangenziale, all’ora di punta mattutina, in ritardo, anche notevole, magari con il caldo soffocante… altro che Sherlock Holmes a risolvere il problema!
Ma senza scomodare l’investigatore londinese, che del resto è un personaggio di fantasia dello scrittore Sir Conan Doyle, c’è un modo per non trovarsi smarriti davanti ai problemi? Sì, e potrebbe essere il seguente:
- La prima attenzione da avere è quella di delimitare il problema, definirlo, circorscriverlo, chiamarlo per nome.
- Si prosegue analizzandolo, raccogliendo tutte le informazioni possibili sulla situazione così come si presenta.
- A questo punto, si dà modo alla nostra intelligenza e ancor più alla nostra fantasia di presentare un ventaglio di possibili soluzioni in vista dell’obiettivo da raggiungere, per poi selezionare la migliore, in quanto la più efficace, e quindi sviluppare un piano di attuazione.
- Infine, si esegue il piano e si monitora il risultato.
Forse qualcuno si domanderà: perché usare anche la fantasia, i problemi non si risolvono con la logica?
È di Albert Einstein l’affermazione: “la logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto” e lui di problemi se ne intendeva!
È possibile, infatti, che non riusciamo a risolvere un problema perché non si ha abbastanza fantasia per uscire da un rigido schema, che ci siamo costruiti e dentro il quale cerchiamo la sospirata soluzione; è ancora di Einstein l’affermazione: “Non possiamo risolvere i problemi con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati”. Per cui occorre ampliare lo sguardo, aprire la mente come un paracadute e farci entrare ogni possibilità, anche la più bizzarra.


Eccellente articolo! Aprire la mente come un paracadute e farci entrare ogni possibilità, anche la più bizzarra!!
“Elementare ,Watson!”
Proviamo a dirlo a noi stessi e chissà …vedremo aprirsi nuovi scenari…